È servita una tonnellata di esplosivo, compreso quello plastico, per poter distruggere il lato est del Ponte Morandi di Genova, il viadotto crollato parzialmente lo scorso 14 agosto in una giornata di intensa pioggia, il cui crollo costò la vita a 43 persone creando anche successivamente notevoli difficoltà ai 566 sfollati.

È stato abbattuto in modo controllato con una serie di esplosioni avvenute alle 9.38 dello scorso 28 giugno. In modo particolare sono stati abbattuti i piloni contrassegnati con i numeri 10 ed 11 posti tra i fabbricati che nel frattempo erano stati evacuati. Le operazioni hanno avuto un leggero ritardo sulla tabella di marcia in quanto un anziano pensionato non aveva alcuna intenzione di lasciare la casa nel corso dell’evacuazione.

Le esplosioni hanno indebolito la struttura portante dell’infrastruttura viaria che così è stata fatta collassare su se stessa. Per evitare l’emissione di notevoli quantità di polveri durante le esplosioni è stato bagnato il ponte con una serie di idranti durante il crollo.

Successivamente è stato possibile effettuare una ricognizione degli esplosivi utilizzati per controllare che tutte le microcariche fossero regolarmente esplose, per cui è stato verificato che la sequenza di demolizione è stata completata con successo.

Il viadotto Polcevera (più noto come ponte Morandi) era un ponte autostradale che serviva a scavalcare il torrente Polcevera e i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, nella città di Genova e fu progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi (da cui il più famoso nome del ponte) e venne costruito fra il 1963 e il 1967 ad opera della Società Italiana per Condotte d’Acqua. 

Era un ponte progettato e realizzato con una struttura definita “strallata” in calcestruzzo armato e calcestruzzo armato precompresso, con cavalletti bilanciati e stralli omogeneizzati; questi ultimi erano in acciaio e rivestiti in calcestruzzo precompresso, al fine di proteggere la lega metallica utilizzata dagli agenti atmosferici. Praticamente i cavi ricoperti reggevano in parte la struttura che contemporaneamente “poggiava” anche sui piloni come un normale ponte a gravità.

Costituiva il tratto finale dell’autostrada italiana A10 e fu chiuso al traffico il 14 agosto 2018 a seguito del crollo parziale della struttura, che avvenne principalmente per il deterioramento dei tiranti in acciaio. 

La demolizione è stata avviata nel febbraio 2019 mediante tecniche di smontaggio “lento“, estremamente avanzate e complesse; tutt’ora la demolizione procede nelle restanti ultime parti del manufatto.

A vedere queste scene torna in mente il 30 novembre 2014 quando fu abbattuto l’Ecomostro Alimuri, con la stessa tecnica e la medesima spettacolarità.

In quel caso furono usati 60 chili di esplosivo con 1200 microcariche esplosive. Quella demolizione riguardò un immobile in un primo momento espressamente autorizzato con regolare titolo a costruire, anche se sito in una posizione con un elevato pericolo e conseguente rischio di natura idrogeologica.

La sua demolizione fu possibile grazie alla sagacia ed alla perseveranza dell’ing. Antonio Elefante che analizzando gli elaborati progettuali autorizzati e verificandoli e confrontandoli con lo stato dei luoghi, osservò delle variazioni rispetto a quanto autorizzato.

Egli notò anche che, dal momento in cui quell’area era sottoposta a vincolo paesaggistico per il quale vige l’inedificabilità assoluta, non poteva essere possibile completare e adeguare il fabbricato, all’epoca costruito nella sola struttura portante, anche con il ripristino dello stato dei luoghi come da progetto autorizzato.

Questo ha reso possibile avviare il difficile iter che ha condotto al risultato finale della demolizione definitiva dell’edificio, restituendo a tutta la popolazione un paesaggio con un profilo finalmente non più deturpato.