Il romanzo di settembre è una stupenda istantanea sul modo d’essere al di sopra delle contingenze della vita: l’amurusanza, un termine al femminile, non a caso.

Non ho voluto tradurre il significato di questo termine, spetta a Voi. L’amurusanza è il titolo dell’ultimo ricamo letterario di Tea Ranno.  Il tutto non a caso. Come non a caso cerco di allineare le parole e la punteggiatura che seguono per meglio trasmettervi la mia testarda voglia di vedere le cose da più angolazioni possibili con l’invito a non fermarsi solo a guardarle. Quest’ultima cosa la fanno già tutti.

Siamo negli anni novanta. In Sicilia. Ma potremmo trovarci benissimo in Penisola Sorrentina, o sulla Costa d’Amalfi. Avete un rigoglioso terreno coltivato ad aranci e limoni? Non importa.  Quello che conta è che ritroviamo nella lettura la Nora di Ibsen, sì quella di Casa di Bambola, la nostra Agata che colora le maglie dell’ordito letterario di Tea Ranno. Uno splendido ricamo. Un delicato chiacchierino dove i nodi del sottilissimo filo compongono gli attimi che contano.  L’amurusanza non è solo una magistrale storia al femminile. E’ di più. E’ scegliere la strada in salita. E’ differire amorevolmente. E’ eleganza: il senso compiuto di una vita, un agrumeto,  dove è stato bello esserci stato e soprattutto sapere di averci vissuto.

Resilienza. Amurusanza. Coordinate per trovare la via d’uscita. Questo romanzo è una magnifica istantanea che riproduce il passo deciso di Agata, il sogno tanto attuale quanto sfortunato di Costanzo, la coraggiosa passeggiata di Letizia Scudieri, ops, nuda, Letizia Greco!, … e di tanti altri che hanno scelto di fare la differenza sconfiggendo così la prepotenza del ricatto: il tarlo che divora l’anima e non fa trovare pace.

L’amurusanza vince, denuda, coordina, insaporisce le pietanze miracolose di Lisabetta, suggerisce e  incoraggia. Fa venire voglia di essere migliori. Perché poi quello che conta è essere, per dirlo con Frida Kahlo, “non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai”. Essere differenti. Con “amurusanza”.

Cos’è l’amurusanza? L’abito migliore della bellezza. Ovvio.

Buona lettura amici.

(Raffaele Ferraro)