Questo mese ho deciso di soffermarmi su una disinformazione che ancora permane riguardo il ruolo di questa professione, oggi molto diffusa ma, non ancora ben delineata nella mente delle persone.

Voglio, inoltre, cogliere l’occasione per sottolineare l’importanza della piena fiducia e dialogo che dovrebbe istaurarsi tra paziente e professionista, al fine di tracciare insieme la strada migliore da intraprendere per migliorare la propria salute.

L’altro lato della scrivania: come rapportarsi con il professionista

Un’alimentazione scorretta non è unicamente frutto di cattive abitudini. Molte persone sanno bene come possa essere conflittuale il rapporto con il cibo. Viviamo in una società complessa e dai ritmi frenetici. La vita è appesantita da difficoltà nei rapporti sociali, problemi, responsabilità, paure e, nel peggiore dei casi, patologie. Non c’è da sorprendersi che tutto ciò si rifletta sul comportamento alimentare.

Perciò, il mio consiglio è di non sentirsi mai giudicati quando si ci rivolge ad un professionista della nutrizione. Quest’ultimo, da parte sua, deve fare tutto il possibile per mettere il cliente a suo agio, trasmettendogli la giusta fiducia e serenità per spiegare le sue difficoltà.

Non esiste una dieta migliore di un’ altra. Ciò che è importante, è che sia costruita intorno alle esigenze e alle condizioni della persona.

In quali ambiti può essere utile una consulenza nutrizionale?

Biologo nutrizionista non significa solo dimagrimento. Una dieta mirata ha la funzione non solo di preservare una condizione di equilibrio generale in condizioni fisiologiche ma, anche, di coadiuvare la gestione di una condizione patologica, affiancandosi alla prescrizione farmacologica del medico.

Ecco alcuni esempi:

Dimagrimento:

decidere di migliorare la propria forma fisica genera autocompiacimento e migliora la sicurezza in se stessi. Teniamo a mente, però, che un dimagrimento corretto  agisce anche su eventuali dismetabolismi quali insulinoresistenza, eccesso di colesterolo e trigliceridi plasmatici, gotta, steatosi epatica,…

Gravidanza e allattamento:

i ginecologi sottolineano continuamente l’importanza di acquisire un corretto peso in gravidanza, al fine di prevenire eventuali complicanze; un intervento nutrizionale mirato aiuta non solo ad evitare l’eccesso ponderale ma, anche, a fornire il corretto apporto di nutrienti alla mamma e al bambino e a gestire eventuali dismetabolismi come il diabete gestazionale;

Tantissime persone convivono quotidianamente con disturbi come colite, gonfiore addominale, irregolarità intestinale, reflusso gastroesofageo. Che ci si trovi di fronte ad una diagnosi di patologia, alle conseguenze di un intervento chirurgico o all’assenza di particolari malattie gastrointestinali, nella stragrande maggioranza dei casi i disturbi nascono o sono esasperati dalla presenza di alterazioni della flora batterica intestinale(tecnicamente indicata come microbiota intestinale). Un biologo nutrizionista ha anche il compito di migliorare la salute dell’intestino, con notevoli giovamenti su tutto il sistema digerente: spesso molti casi di malattia da reflusso gastroesofageo migliorano o, addirittura, si risolvono riequilibrando l’intestino!

Insufficienza Renale Cronica(IRC):

Una dieta ipoproteica e limitata in alcuni micronutrienti è essenziale per allungare i tempi di arrivo in dialisi. Personalmente, se il piano dietetico non è prescritto da chi ha fatto la diagnosi,  ritengo fondamentale la comunicazione tra Biologo Nutrizionista e Medico Nefrologo, per illustrare come si sta lavorando;

Quando l’esame dell’Allergologo.

Diagnostica allergie ad alcuni alimenti(soprattutto se consumati quotidianamente) capita frequentemente che il paziente imposti un’alimentazione “fai da te”, generando carenze nutrizionali. Ecco che l’intervento del biologo nutrizionista consente di individuare un’alimentazione piacevole e nutrizionalmente completa, anche escludendo alcuni cibi;

Ci sono dei casi in cui la dieta ha la funzione di adattarsi alla somministrazione di alcuni farmaci.

Possiamo pensare sicuramente al diabete insulino-dipendente ma, anche,a condizioni meno comuni come il Morbo di Parkinson: in questi pazienti, ad esempio, l’ingestione di proteine va temporizzata, per non interferire con l’assunzione del farmaco levodopa, prevenendo, allo stesso tempo, la malnutrizione.

L’elenco dovrebbe essere molto più ampio ma, lo scopo del presente articolo era illustrare l’importanza dell’alimentazione in molteplici ambiti, spesso sottovalutati.